Lo Xenostain

Akhaan soshor cari altaziani!

Eccomi di ritorno dalle vacanze (passate per gran parte al lavoro) con un nuovo articolo sulla storia di X-light, o meglio su una parte molto importante della lore del gioco, lo Xenostain. Per chi di voi si mettesse all’ “ascolto” solamente adesso posso capire quanto il termine possa risultare strano. Il modo in cui sono arrivato a definire questo particolarissimo “strumento” è stato piuttosto laborioso ma allo stesso tempo assolutamente naturale. Dopo aver dato vita agli althanoidi, la razza a cui appartengono i protagonisti del gioco, Rise e Faith, avevo bisogno di qualcosa che li caratterizzasse in maniera forte ed efficace e li rendesse diversi da qualsiasi altro personaggio visto in altri videogiochi. Certo, la natura stessa degli althanoidi e dei loro antenati, i fractanoidi, era già un ottimo punto di partenza (le shade, i g-module, i flux), ma c’era ancora qualcosa che non mi rendeva soddisfatto.

Non mi trovavo neanche a metà di quel racconto che pian piano stava crescendo nelle mie mani. Avevo tutto il tempo per pensare a qualcosa che desse una svolta alla storia. In quel momento non esistevano ancora nè Genomia nè X-light, ma solamente un universo popolato da strani esseri che chiedevano a gran voce di uscire dalla mia mente per prendere il loro posto su Althaze.  Molte cose erano già definite ma molte altre erano ancora in fase embrionale, come per esempio, la lotta fra i Fractanoidi e gli Unici, i loro più acerrimi nemici. Ovviamente non vi racconterò in questa sede, tutto quello che succede fra le due razze rivali e quali sono i motivi delle loro controversie, ma vi assicuro che ad un tratto è stato grazie a loro che ho avuto l’illuminazione:-). Alla fine della grande guerra di Epithelium, quando ebbe inizio la vera evoluzione dei fractanoidi nei più moderni e potenti althanoidi, i layer, gli scheletri artificiali (per lo più biologici), che sostenevano l’organismo dei fractanoidi e le loro due uniche shade, non bastavano più. Per sorreggere la ben più avanzata struttura genetica degli althanoidi dotata di ben quattro shade serviva ben altro! Nel tempo vennero perfezionati dei layer bio-meccanici fino ad arrivare ai definitivi scheletri totalmente in lega metallica, capaci di sopportare alla perfezione “il peso” dell’esperienza evolutiva degli althanoidi.

Il nuovo popolo stava iniziando finalmente a prosperare. Gli Unici, che avevano ormai assunto il nome di Voidkeepers, non si vedevano più da tempo. Ogni spazio sembrava aver trovato il proprio tassello, ma non era così. L’organo governativo centrale di Althaze, i Saints, erano sempre e comunque ossessionati dall’avvento di una nuova guerra e decisero che ogni althanoide doveva essere dotato di un sistema che permettesse loro di controllarne continuamente lo stato di salute. Infatti, più questo era basso, più sarebbero state alte le probabilità di un nuovo attacco da parte dei Voidkeepers. Lo so, sembra tutto molto complicato, ma credetemi, leggendo il libro dall’inizio ogni cosa avrà la sua spiegazione.

A questo punto ho pensato che sarebbe stato interessante far sì che il sistema fortemente voluto dai Saints, fosse presente sia all’interno che all’esterno di ogni singolo althanoide. Questo mi avrebbe permesso di raggiungere il mio scopo primario prendendo addirittura due piccioni con una sola fava! Caratterizzare i personaggi sia esteticamente che a livello di funzionamento. Un risultato che non avevo previsto:-) Ero molto contento. Anche se doveva essere ancora tutto definito, avevo preso la strada giusta.

Come avevo già fatto per i layer, il nuovo sistema doveva necessariamente avere a che fare con le shade e con i flux, perchè era da questi che dipendeva lo stato di salute di un althanoide. Decisi che il momento giusto per dare vita allo Xenostain fosse nei primi istanti di vita dell’althanoide stesso. Nei miei tantissimi appunti, avevo già scritto molto sul modo in cui le femmine althanoidi davano alla luce i loro piccoli, e nulla, credetemi, nulla è stato lasciato al caso. Un sistema molto complesso che era per metà naturale e per metà artificiale. E quest’ultima metà era quella che faceva davvero la differenza. Avrete modo di leggere tutto nel libro ma per adesso vi basti pensare che il corpo di un althanoide non è altro che un involucro di alluronio e bariocortex, all’interno del quale venivano iseriti gli organi (biologici e non).

E furono proprio questi involucri ad essere stati modificati nel tempo, su ordine dei Saints, per dare vita allo Xenostain, un sofisticato sistema di controllo divenuto ormai obbligatorio in tutto Althaze.

Spero di non avervi reso la lettura troppo noiosa, ma soprattutto spero che avrete modo di leggere la storia per intero. Sarà tutto molto più scorrevole e facile da comprendere. Intanto, come di consueto, vi lascio con una citazione dal primo capitolo del libro di X-light, dalla quale potrete evincere qualcosina in più sullo xenostain.

Chaaluca!

Lo Xenostain era riconoscibile dalle piccole protuberanze presenti sulle spalle e sullo spotter degli althanoidi. Queste contenevano piccole sacche speciali rivestite da uno strato di bariocortex che, al loro passaggio, amplificava la luminescenza dei fluidi genetici degli althanoidi, chiamati g-flux (o semplicemente “flux”). I fluidi attraversavano tutto l’organismo, e all’altezza delle protuberanze emanavano un bagliore visibile a occhio nudo dall’esterno. Questo complesso sistema era una sorta di termometro dello stato di un althanoide: luci pulsanti e forti indicavano un’ottima salute, fertilità ed equilibrio mentale, mentre colori troppo spenti erano il segno di bassi livelli di tali fluidi, con conseguenti capacità vitali compromesse, inquietudine e anomalie genetiche.

Latest Posts
Lo Stum! e lo Stringram
  • 25 febbraio, 2019
Il Character Controller
  • 19 febbraio, 2019
Direzione artistica (parte 1)
Vogan e Selius
  • 25 gennaio, 2019
Lo Xenostain
  • 10 gennaio, 2019
Newsletter
Login
Loading...
Sign Up

New membership are not allowed.

Loading...